Il metodo

Nel nostro centro utilizziamo le più moderne tecniche di educazione cinofila che prevedono una collaborazione attiva da parte del cane.

Il proprietario deve acquisire gli strumenti per diventare un punto di riferimento divertente e stimolante agli occhi del proprio cane.

Siamo contrari a punizioni, sgridate, a qualunque forma di manipolazione e all'uso del collare a strozzo.Il nostro obiettivo non è sottomettere il cane, ma fargli scoprire che lavorare con il suo proprietario è divertente e utile.

Obbligare il cane a fare qualcosa non solo è stressante, ma è inutile perchè il cane ha un enorme plasticità mentale: sta a noi trasformare il nostro cane in un alunno desideroso di interagire e imparare.

Il metodo gentile è il metodo del bocconcino?

Molti ritengono che utilizzare il metodo gentile  significhi limitarsi all'uso del rinforzo positivo, ma si tratta di una convinzione errata o, quantomeno, riduttiva. Il rinforzo è semplicemente lo strumento che aumenta la probabilità che il cane ripeta un'azione e  questo strumento può essere utilizzato in modo ambiguo (se viene abbinato alla correzione quando il cane sbaglia) o in modo confusionario (se viene usato per adescare il cane o se accompagnato da una comunicazione non chiara).Il metodo gentile si basa sul rispetto del cane, ma è supportato non solo dal rinforzo, ma dal gioco, dalla comunicazione corretta e dall'insegnamento di competenze sociali.

Chi usa il metodo gentile non dà regole al proprio cane?

Non è assolutamente vero. Le regole ci sono eccome, dal momento che fanno parte di qualsiasi gruppo sociale. Il conduttore insegna al cane a controllarsi nelle varie situazioni della vita quotidiana, insegnando il rispetto reciproco. I cani educati con il metodo gentile non sono cani privi di punti di riferimento: hanno imparato a elaborare strategie di convivenza senza essere sottomessi passivamente. I cani imparano ad aspettare prima di uscire dalla porta, a controllarsi nel gioco e a non saltare addosso alle persone, semplicemente non si utilizzano sgridate e punizioni che creano inutili stress o conflitti.

Che differenza c'è tra il metodo tradizionale e il metodo gentile?

Il metodo tradizionale si basa sull'utilizzo della punizione: se il cane sbaglia viene punito con uno stimolo fastidioso, minaccioso o doloroso oppure se esegue l'azione voluta prova sollievo da uno stimolo doloroso (es. se il cane si siede viene allentata la pressione del collare a strangolo). Nel metodo tradizionale il cane deve ubbidire ai comandi, che minacciano il cane che se non eseguirà l'azione verrà punito o costretto (un classico e il premere sul posteriore del cane per farlo sedere). Attraverso la punizione il cane non è libero di imparare comportamenti nuovi attraverso la plasticità mentale: di fatto il cane non ragiona, ma si limita ad esibire le posizioni che gli evitano la punizione.

Nel metodo gentile il conduttore insegna al cane ad associare segnali e comportamenti senza costrizione, lasciando al cane la possibilità di pensare e scegliere. Il cane non viene manipolato o sottomesso. La comunicazione posturale e il gioco sono strumenti molto importanti nella costruzione della relazione tra il cane e la persona. Nel lavoro si tiene sempre conto delle condizioni emotive del cane, dei piccoli progressi raggiunti e del tempo di attenzione.

Molti addestratori pubblicizzano il metodo gentile, ma nella pratica utilizzano un metodo misto: se il cane esibisce un comportamento gradito viene premiato, se sbaglia viene corretto. La correzione può essere una tensione del guinzaglio, una sgridata verbale o a volte una strattonata o una punizione fisica (o semplicemente obbligare il cane alla ripetizione di noiosi e ripetitivi esercizi). Qualsiasi tipo di punizione si utilizzi, "lieve" o "pesante", non si sta in ogni caso usando il metodo gentile. Non basta non picchiare il cane, non usare lo strangolo o il deprecabile collare elettrico per utilizzare il metodo gentile. Il metodo misto è, paradossalmente, ancora più dannoso del metodo tradizionale in termini di risultati nell'apprendimento poiché genera nel cane enormi confusioni; il conduttore stesso, proponendo a tratti premi, a tratti punizioni si pone in modo ambivalente con il cane.

Il metodo gentile nega le teoria del capobranco?

Educare il cane con gentilezza non significa negare che esistano gerarchie tra i cani o che alcuni cani tendano ad allargare questa struttura sociale alla relazione con gli esseri umani, tuttavia si ritiene ininfluente questo aspetto nella gestione quotidiana e nell'educazione del cane. Insegnare al cane a non saltare addosso, a non scaraventarsi fuori dalla macchina, ad attendere con pazienza il momento del pasto significa basarsi sui principi del buon senso. Mi pare abbia poco senso insegnare ai proprietari, dopo 10.000 anni (e più) di domesticazione a interpretare il ruolo del lupo-capobranco (di cui la maggior parte dei proprietari e, ahinoi, degli "educatori" ha un'idea vaghissima dell'etogramma). Far dormire il cane nel giardino, mangiare prima del cane, scavalcare il cane per passare prima dalla porta, emettere ringhi, "schienare" il cane sono pratiche che insegnano ben poco ai nostri alunni a quattrozampe. Non è dato sapere se il cane creda di vivere in un branco di lupi (poco probabile), ma le relazioni tra cani e persone sono molto diverse da quelle gerarchiche: nessun capobranco tira una pallina ad un sottoposto o gli insegna esercizi di freestyle così come i proprietari non rigurgitano il cibo al proprio cane nè gli odorano o leccano le zone perianali. Il metodo gentile non si basa su assunti teorici, ma sugli aspetti pratici, applicabili e sensati, di gestione del cane.

Nella pratica, in cosa consiste il metodo gentile?

Tutti gli esercizi si impostano  senza guinzaglio : il proprietario deve apprendere come catalizzare l'attenzione del cane e come indurlo ad esibire i comportamenti voluti senza mai costringerlo.

Oltre alla costruzione del rapporto, alla comunicazione posturale e al gioco, il clicker training è un valido strumento del metodo gentile.

Tutto cio' che serve in questo metodo è un clicker e tanti bocconcini prelibati.

Il clicker è una scatoletta di plastica con una lingua di metallo che, se premuta, produce sempre lo stesso identico suono (clic). Il suono "clic" informa il cane che il comportamento esibito è corretto (al clic segue sempre un premio, ma il bocconcino non si tiene in mano: in questo modo il cane rimane più concentrato sul comportamento piuttosto che sul premio).

Il clic non induce il cane a fare qualcosa, dà una conferma sul comportamento esibito aumentando la possibilità che il cane abbia voglia di ripeterlo.

 

In sintesi...

Il primario obiettivo di un corso di educazione è  trasferire ai proprietari una filosofia di lavoro gentile, rispettosa dei meccanismi, dei modi e dei tempi di apprendimento del cane. Il ricevente primario del corso è il proprietario che acquisisce gli strumenti per vivere meglio con il proprio cane e godersi a pieno la convivenza a 6 zampe.